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La corsa frenetica all'energia pulita

Inserita da Giovanni Cassano (del 07/04/2007 @ 00:10:10, in Energia, linkato 2303 volte)

La California conduce di diverse lunghezze la gara degli investimenti per la ricerca sull’energia pulita;ad oggi l’ecoenergia smuove interessi enormi ...

Di Annachiara Danieli

“Perchè”, chiedo a Robert Metcalfe, “questa corsa frenetica all’energia alternativa quando lo stato della tecnologia è ancora così incerto? Perchè, malgrado gli alti rischi, i venture capitals che hanno fatto fortuna nel mondo delle dot.coms sono ora pronti a scommettere su questo settore?” Per il creatore del codice Ethernet (protocollo di reti locali), fondatore di 3Com (sistemi chiusi di distribuzione dati e informazioni on line) e ora partner in Polaris Ventures (3 miliardi di dollari di portafoglio investito) la risposta è semplice, “il mercato dell’energia è immenso, in confronto l’Information Technology è una briciola.”

Metcalfe ammette che la strada per trovare energia pulita, abbondante e abbordabile è tortuosa e ancora piena di incognite scientifiche ed economiche, ma la meta, un mercato nazionale da un trillione di dollari, è una potente calamita.

Anche un’inarrestabile spinta verso ricerche e applicazioni innovative.

L’Energy 2.0 o energia “post oil” sta rapidamente sostituendo fra scienziati e imprenditori la funzione trainante dell’Information Technology considerata ormai “passè”.

Il rapporto “Clean Energy Trends 2007” pubblicato il 6 Marzo scorso dice che la domanda globale di energie pulite si espanderà dai 40 miliardi di dollari attuali ai 225 miliardi nel 2016.

I diversi ingredienti di questo soufflè energetico cresceranno, secondo le stime, in modo disuguale : i biocombustibili da 20 a 80 miliardi di dollari, energia eolica da 18 a 60 miliardi, solare da 15 a 70 e celle a combustibile da 1 a 16 miliardi di dollari. Clean Edge, che pubblica il rapporto, ha di recente creato il Clean Edge Index delle società quotate alla borsa di NY per seguire da vicino la rapida crescita e prestazioni delle start ups del settore.

Il dinamismo di questo mondo è confermato dai soldi che attrae non solo sul mercato azionario: nel 2006 i venture capitals americani hanno investito 2,9 miliardi di dollari nella clean energy, quasi il doppio dell’anno precedente. Epicentro della corsa Americana all’energia alternativa è la Bay Area (San Francisco) le cui aziende hanno assorbito il 25% di questo fiume di denaro.

E non è un caso.

Qui è dove i politici e la comunità sono più “green oriented”, qui è dove l’enorme concentrazione e produzione di ricerca scientifica coesiste con l’accesso ai soldi dei venture capitals, qui è dove la gente cambia modo di vivere e di pensare con una certa rapidità. “Se stai crescendo rapidamente e vuoi sfruttare tutte queste potenzialità, non c’è un posto paragonabile alla California”, dice Sean Salloux, fondatore di World Energy Labs, produttore di celle a combustibile per auto ibride, trasferitosi di recente da Boston a San Francisco.

Qui infine si sente ancora l’effetto della rivoluzione digitale che, come la corsa all’oro nel vecchio west non è ricordata per i cadaveri rimasti nella polvere ma per le storie di successi strabilianti come Amazon, Ebay, Google, U-Tube e molti altri.

La West Coast americana insomma è pervasa dello spirito giusto per affrontare e conquistare la nuova frontiera della Energy 2.0. In questo milieu ad esempio Nanosolar, di Palo Alto riesce a raccogliere nel 2006 dai Venture Capitals 100 milioni di dollari per avviare la produzione di “membrane solari”, pannelli ridotti a pellicole con l’aiuto delle nanotecnologie. Tesla Motors trova nei fondatori di Pay Pall (Elon Musk) e di Google ( Larry Page e Sergey Brin) le risorse finanziarie per produrre e commercializzare l’auto elettrica sportiva del prossimo futuro. LS9, Inc., fondata nel 2005 da Chris Sommerville, professore di biologia delle piante a Stanford, e George Church professore di genetica umana a Harvard annuncia in questi giorni di aver completato la raccolta del primo round di 5 milioni di dollari per produrre “combustibili che assomigliano ai derivati dal petrolio ma sono rinnovabili, puliti, prodotti in casa ed economici.”

Nel settore tecnologicamente complesso e vario della nuova energia, la fitta rete di relazioni personali e professionali fra mondo accademico e venture capitals stimola la ricerca e accelera la trasformazione di idee in prodotti. Molti dei comitati scientifici delle start ups sono formati da scienziati che siedono al tempo stesso nei Consigli di Amministrazione dei Venture Capitals. E, come dice Samir Kaul, giovane ricercatore che lascia il laboratorio biotecnologico per entrare in Khosla Ventures a gestire il portafoglio di società di biocombustibili, “le venture capital firms oggi assumono PhD’s (dottori) perchè scienza e tecnica sono diventate più sofisticate e competitive e perchè la competenza scientifica interna facilita le scelte di investimento.”

Ma l’onda innovativa dell’Energy 2.0 non si ferma in California. La conferenza organizzazta dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) all’inizio di Marzo “Energy 2.0: Solving Tomorrow’s Energy Challenges Through Entrepreneurship, Technology & Policy” è un segnale di come anche le università della East Coast vogliano partecipare alla torta energetica.

La conferenza, ha attirato 550 fra esperti, investitori, imprenditori, accademici e amministratori pubblici e ha registrato il tutto esaurito. Il merito di questo successo è di MIT Energy Initiative e MIT Energy Center, che coordinano tutte le ricerche e programmi relativi al tema energetico portati avanti all’interno del campus e fra l’università e altre realtà esterne.

Fra queste, particolare interesse ha suscitato il recentisssimo accordo di collaborazione firmato con l’Abu Dhabi Future Energy Company per attivare, entro il 2009, il MASDAR Institute of Science and Technology in Abu Dhabi. Obiettivo del neo istituto? Finanziare con petrodollari il decollo di una economia senza petrolio.

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