CasaClima Gold su una ristrutturazione: come si progetta un edificio da 5 kWh/m² anno

5 kWh/m² anno. Non è un dato che si misura a lavori ultimati con un certo sollievo — è l'obiettivo che abbiamo messo a progetto dal primo giorno. Quando una villa su tre piani ottiene la certificazione CasaClima Gold al termine di una ristrutturazione, ogni scelta tecnica è stata deliberata: dall'EPS grafite al tetto ventilato in lana di roccia, dai serramenti ad alta tenuta all'aria al sistema VMC con pompa di calore, fino al fotovoltaico con accumulo. Questo è uno dei pochi esempi italiani di edificio esistente ristrutturato che ha ricevuto questo riconoscimento. Qui racconto come ci siamo arrivati — e perché quasi nessuno ci prova.

Una precisazione prima di entrare nel merito: questo progetto è stato realizzato nel 2017. Lo cito oggi per due motivi: perché ciò che allora era una scelta volontaria e non comune — portare una ristrutturazione agli standard CasaClima Gold — è esattamente la direzione verso cui la Direttiva Case Green del 2024 sta spingendo l'intera edilizia europea. Chi ha già percorso questa strada capisce meglio di chiunque altro cosa significa farlo davvero, al di là delle dichiarazioni di intenti. L'altro motivo è che sto recuperando gli articoli del mio vecchio blog cercando di attualizzarli.

 Il problema che non vediamo: quanto consuma davvero una casa italiana

L'uomo costruisce ripari da centomila anni. Siamo passati dalle caverne alle abitazioni moderne, abbiamo messo un computer in tasca, eppure non abbiamo ancora imparato a costruire case che consumino poco. Non è una questione di tecnologia disponibile — la tecnologia esiste, è matura, è accessibile. È una questione di sistema: di come si progetta, di come si costruisce, di quali obiettivi ci si dà.

Guardate la certificazione energetica del vostro appartamento. La maggior parte delle abitazioni italiane si trova nelle classi E, F o G del sistema APE, con un fabbisogno che oscilla tra i 150 e i 250 kWh/m² anno. Una casa in classe G può arrivare a oltre 300 kWh/m² anno. Sono numeri che diventano concreti in bolletta, ma che nella maggior parte dei casi non mettiamo mai in relazione con le scelte costruttive che li hanno prodotti.

150–250 kWh/m² anno — consumo medio casa italiana in classe E-F
≤ 10 kWh/m² anno — soglia CasaClima Gold
("casa da 1 litro")
5 kWh/m² anno — risultato ottenuto in questo progetto
30–50× la differenza tra una casa media e questo edificio

La certificazione CasaClima Gold — rilasciata dall'Agenzia CasaClima di Bolzano, ente terzo e indipendente — è il livello più alto dello standard CasaClima e richiede un fabbisogno energetico per il riscaldamento inferiore a 10 kWh/m² anno. È detta "casa da 1 litro" perché per ogni metro quadro consuma l'equivalente di un litro di gasolio all'anno. Ottenerla su una nuova costruzione è già impegnativo. Ottenerla su una ristrutturazione è raro, perché richiede di intervenire su un involucro esistente con la stessa precisione di una costruzione ex novo.

Perché quasi nessuno raggiunge questi risultati: il gap tra normativa e cantiere

Esiste una Direttiva Europea sull'efficienza energetica degli edifici — la 2010/31/UE, poi aggiornata — che ha introdotto l'obbligo di costruire solo edifici a energia quasi zero (NZEB) dal 2018 per gli enti pubblici e dal 2020 per i privati. Nel 2024 la nuova Direttiva Case Green ha alzato ulteriormente l'asticella, imponendo agli Stati membri piani di riqualificazione progressiva dello stock edilizio esistente entro il 2030 e il 2033.

La normativa c'è. Il problema è l'esecuzione.

Lavorando su questo cantiere ho osservato qualcosa che conosco bene dalla progettazione di impianti energetici su larga scala: l'iperspecializzazione del lavoro, in edilizia, è diventata un freno. Il muratore non entra nel campo dell'isolamento, l'isolatore non tocca i serramenti, il serramentista non si occupa dell'impianto. Ognuno esegue la propria parte con competenza. Ma nessuno è responsabile del sistema nella sua interezza.

Il principio fondamentale

Un edificio efficiente non è la somma di componenti efficienti. È il risultato di un sistema progettato e verificato come tale: involucro, impianti e tenuta all'aria devono essere pensati insieme, non assemblati in sequenza da specialisti che non si parlano.

Acquistare il cappotto con la migliore conducibilità termica sul mercato non basta, se le giunzioni con i serramenti non sono eseguite correttamente. Installare una VMC ad alta efficienza non serve, se l'involucro ha spifferi che vanificano il recupero di calore. Ogni componente è necessario, nessuno è sufficiente da solo. Questo è il motivo per cui la certificazione CasaClima Gold prevede sopralluoghi in cantiere da parte di un auditore indipendente nelle fasi salienti della costruzione, e un Blower Door Test finale che misura oggettivamente la tenuta all'aria dell'edificio completato.

I quattro pilastri tecnici: dall'involucro alla ventilazione

Cappotto in EPS grafite: perché la conducibilità termica non è tutto

Per questo progetto è stato scelto un cappotto Knauf Therm Etixx, pannello in EPS stampato con grafite additivata, con una conducibilità termica di λ = 0,031 W/mK. (I prodotti citati sono quelli utilizzati nel 2017; le gamme si sono aggiornate, ma la logica di selezione — conducibilità termica, sfasamento termico, integrazione di sistema — resta identica.) Il grafite incorporato nella matrice di polistirene riflette le radiazioni infrarosse, riducendo il trasferimento di calore per irraggiamento e portando le prestazioni termiche ben oltre i prodotti EPS standard.

Ma — ed è questo il punto che mi interessa sottolineare — le prestazioni dichiarate dal pannello in laboratorio non si trasferiscono automaticamente all'edificio. Il sistema cappotto richiede una progettazione precisa delle giunzioni, l'eliminazione dei ponti termici nei punti critici (angoli, davanzali, soglie, attacchi a terra) e una posa eseguita con la cura che normalmente si riserva a lavorazioni ad alta precisione. Il nome tecnico corretto è sistema a cappotto, non semplicemente "cappotto": la differenza non è semantica.

Tetto ventilato: 20 cm di lana di roccia e 12 ore di sfasamento termico

La copertura è composta da due pannelli di lana di roccia ad alta densità, ciascuno da 10 cm di spessore, per un totale di 20 cm. Questa stratigrafia è stata dimensionata per ottenere uno sfasamento termico di circa 12 ore: il calore che entra dal sole durante le ore centrali della giornata impiega 12 ore per attraversare la soletta, arrivando agli ambienti interni nel momento di minore irraggiamento esterno. È un dato di comfort estivo che raramente viene citato nelle schede tecniche, ma che chi abita una casa con questo tipo di tetto percepisce immediatamente rispetto a una copertura standard.

La lana di roccia è stata scelta anche per le sue proprietà di incombustibilità — punto di fusione superiore ai 1.000°C — e per la permeabilità al vapore, che elimina il rischio di condensa interstiziale anche in climi con escursioni termiche importanti.

Serramenti e tenuta all'aria: il confine invisibile tra efficiente e non

Le case ad alta efficienza non devono avere spifferi. Questa affermazione, banale in apparenza, ha implicazioni costruttive non banali. I serramenti scelti per questo progetto — prodotti da Fanzola Fenster, specialista in serramenti ad alta efficienza — devono garantire tre proprietà fondamentali, spesso trattate come accessorie nei capitolati standard: permeabilità all'aria controllata, tenuta all'acqua e resistenza al carico del vento. Non sono optional: sono la condizione necessaria perché il sistema VMC funzioni come previsto in fase progettuale.

La posa dei controtelai e le lavorazioni di preparazione degli attraversamenti murari sono state eseguite con una cura che in un cantiere edilizio ordinario non è la norma. È qui che si gioca una parte importante del risultato finale del Blower Door Test.

VMC con pompa di calore: il cuore impiantistico del sistema

In un edificio con una tenuta all'aria così spinta, la ventilazione meccanica controllata non è un optional: è una necessità igienica oltre che energetica. Senza ricambio d'aria garantito, un involucro ermetico diventa un problema di qualità dell'aria, non una soluzione.

Per questo progetto è stato scelto un sistema "all-in-one" NILAN, che integra ventilazione meccanica con recupero di calore, riscaldamento e raffrescamento in un'unica unità. La soluzione combina tecnologia passiva di recupero termico — il calore dell'aria esausta preriscalda l'aria fresca in ingresso, con efficienze che superano l'80% — e tecnologia attiva tramite una pompa di calore sull'aria esausta. Il risultato è che la villetta può mantenere condizioni di comfort termico con un apporto di energia attiva estremamente ridotto, anche nei mesi più freddi.

Il sistema energetico: fotovoltaico da 10,8 kWp e storage LG Chem

A completamento del progetto, la villetta è stata dotata di un impianto fotovoltaico da 10,8 kWp, realizzato con moduli policristallini da 270 Wp, inverter Sunny TRIPOWER di SMA e un sistema di accumulo composto da Sunny Boy Storage di SMA abbinato a batterie LG Chem.

Su un edificio che consuma 5 kWh/m² anno per il riscaldamento, un impianto di questa taglia è dimensionato per coprire non solo il fabbisogno termico residuo, ma anche tutti i consumi elettrici dell'abitazione. Il sistema di storage permette di spostare nel tempo l'energia prodotta nelle ore di picco solare verso le ore serali e notturne — la stessa logica che, su scala molto più grande, governa i sistemi BESS degli impianti agrivoltaici utility-scale.

Per capire la proporzione: una casa media italiana in classe E consuma circa 15.000–25.000 kWh termici all'anno. Questa villetta, a parità di superficie riscaldata, ne consuma qualche centinaio. L'impianto fotovoltaico non è dimensionato per "compensare" un edificio inefficiente, ma per alimentare un edificio che già consuma pochissimo — e questo cambia completamente il calcolo economico dell'investimento.

CasaClima Gold e Direttiva Case Green: quello che diventerà obbligatorio

Quando questo progetto è stato realizzato, una ristrutturazione a questi standard era una scelta volontaria, non un obbligo. Oggi il quadro normativo si è mosso significativamente. La Direttiva Case Green approvata dall'Unione Europea nel 2024 impone agli Stati membri di definire piani nazionali di riqualificazione progressiva dello stock edilizio esistente, con obiettivi di riduzione dei consumi al 2030 e al 2033. Gli edifici peggiori — le classi G, che in Italia rappresentano milioni di unità — sono i primi a dover essere affrontati.

La CasaClima Gold richiede un fabbisogno energetico inferiore a 10 kWh/m² anno — è detta "casa da un litro" perché per ogni metro quadro consuma l'equivalente di un litro di gasolio o un metro cubo di gas all'anno. Questo standard, che oggi appare ambizioso su una ristrutturazione, rappresenta la direzione verso cui l'intera edilizia europea è chiamata a muoversi nei prossimi dieci anni.

Chi lavora nel settore energetico lo sa: la transizione non avviene solo negli impianti fotovoltaici e nei sistemi di accumulo. Avviene anche — e forse soprattutto — nell'involucro degli edifici. Un edificio che non disperde calore è un edificio che non ha bisogno di energia per scaldarsi: è la forma più radicale di efficienza, e non richiede tecnologie future. Richiede progettazione presente.

Cosa ho imparato da questo cantiere — e cosa resta valido oggi

Seguire una ristrutturazione per ottenere la certificazione CasaClima Gold è stata un'esperienza che ha cambiato il mio modo di guardare l'efficienza energetica. Non nel senso di scoprire tecnologie nuove, ma nel senso di capire dove si perde davvero l'energia: nelle giunzioni, nelle interfacce tra i sistemi, nelle scelte esecutive che vengono demandate all'operaio in cantiere senza una regia progettuale precisa.

I materiali utilizzati in quel progetto — EPS grafite Knauf, lana di roccia a doppio strato, sistema NILAN, fotovoltaico SMA con storage LG Chem — erano e restano prodotti maturi, disponibili sul mercato, non sperimentali. Il risultato di 5 kWh/m² anno non dipende dall'accesso a tecnologie esclusive: dipende dalla qualità della progettazione integrata e dalla supervisione dell'esecuzione.

Questo è, forse, il punto più difficile da comunicare a chi commissiona una ristrutturazione: il costo dell'efficienza non sta tanto nei materiali, quanto nel tempo di progettazione e nel controllo in cantiere. Un cappotto mal posato su un ottimo isolante vale meno di un cappotto ben posato su un isolante standard. La differenza non si vede dalla fattura — si vede nella bolletta, e nel Blower Door Test finale.

La domanda che mi porto dietro da quel cantiereQuante ristrutturazioni vengono realizzate ogni anno in Italia con materiali di qualità ma senza la supervisione di sistema necessaria a trasformarli in un edificio efficiente? La Direttiva Case Green renderà questa domanda molto meno teorica nei prossimi anni.

Fonti e approfondimenti

  • Agenzia CasaClima, Classi CasaClima — requisiti e certificazione: agenziacasaclima.it
  • Direttiva Europea 2024/1275/UE, Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) — Direttiva Case Green: energy.ec.europa.eu
  • Consorzio per la Cultura del Sistema a Cappotto — CORTEXA: cortexa.it
  • Knauf, Therm Etixx — scheda tecnica EPS con grafite: knauf.it
  • NILAN, Sistemi VMC con recupero di calore e pompa di calore: nilan.it